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LA SCELTA DELLA DATA
Non ogni tempo è adatto al rito nuziale. Gli antichi Greci sceglievano con cura un giorno fausto, che di solito cadeva d'inverno, tanto che il mese di gennaio si chiamava gameliòn, mese delle nozze. Per i Romani erano nefasti i mesi di maggio e agosto, propizi aprile, settembre, ottobre, novembre e dicembre. I popoli germanici, slavi e lituani preferivano l'autunno e il principio dell'inverno. In Galilea si celebravano di martedì. Nell'Istria non si celebravano le nozze il 1° aprile, il 1° agosto e il 1° dicembre; nei paesi scandinavi ed in Estonia si evita tuttora la luna nuova. I giapponesi seguono incondizionatamente le prescrizioni degli astrologi, e si sposano solo nei giorni che questi indicano come fausti per le nozze. Gli ebrei non si sposano di sabato e la Chiesa cattolica sconsiglia i matrimoni nel periodo della Quaresima e dell'Avvento.

LA SCELTA DELL'ORA
La celebrazione mattutina, di origine francese, si sceglie per dare agio agli invitati di godere di un grande pranzo. Dal momento che il galateo no detta regole in materia e che la tradizione è assai poco vincolante, ciascuno può scegliere l'ora che preferisce. In linea di massima per chi si sposa la mattina l'orario dovrebbe essere tra le undici e le dodici, per chi preferisce il pomeriggio l'orario dovrebbe essere tra le sedici e le diciotto.


SECONDO MATRIMONIO
Il secondo matrimonio dovrebbe essere in tono minore del primo. E’ consigliabile organizzare l’evento come una festa, non come un ricevimento di nozze "ci siamo sposati, riceviamo gli amici, vogliamo avere vicino le persone che ci vogliono bene". E’ più elegante: Nel secondo matrimonio ci sono mille piccoli e grandi problemi di delicatezza, di saper vivere. Anche per la cerimonia si cerca di fare una piccola cosa, ma con molto buon gusto, con della musica naturalmente diversa da quella liturgica.
Curiosa la distinzione che –sul piano mondano – si fa per quanto riguarda il secondo matrimonio di lei o di lui. Se infatti è lo sposo a fare il bis e lei è alla prima esperienza, nulla cambia alla sfarzosa cerimonia. Se invece è lei a "provarci ancora", la cerimonia si celebra in tono più dimesso e privato.
Anche nel caso di "vedovanze" la delicatezza deve farsi quadrato.


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STILE DELL’OCCASIONE
Classico, sobrio, romantico, sfarzoso, moderno e disinvolto, un po’ trasgressivo: che tipo di cerimonia scegliere? quello che conta è saperla realizzare con stile e con gusto, che, bisogna riconoscerlo, è la cosa più difficile.
Niente è più chic della semplicità, del saper conservare anche nella cerimonia uno stile personale.
La scelta dello "stile" della cerimonia va’ fatta in maniera collegiale tra tutti i membri delle due famiglie: sono gli uomini che, acconsentendo o meno ad indossare il tight, danno via libera a un tocco più formale. Se no, nulla vieta alla sposa di indossare il sospirato abito bianco lungo col velo, ma senza strascico . Ma non è detto che la scelta del tight sia sempre elegante, perché anche la grammatica dell’abito va’ declinata secondo il luogo, il tempo, la personalità degli sposi: per esempio, in un matrimonio celebrato in una chiesetta di campagna, l’abbigliamento "da cerimonia" è un po’ fuori posto, e sposo e invitati saranno a proprio agio in un bell’abito scuro.


SUOCERI
Non il galateo, ma il buon senso sconsigliano di iniziare subito dalla festa di fidanzamento a darsi del "tu" tra consuoceri, perché è sempre opportuno conoscersi meglio prima di stabilire un grado di intimità in cui la confidenza sia spontanea, reale, data con naturalezza e accettata con piacere. C'è un'altro motivo, forse un po' scaramantico, che invita alla prudenza: i due fidanzati potrebbero litigare, o scoprire di non essere fatti l'uno per l'altra, ed è meglio che possano decidere in piena liberà una rottura, senza essere costretti anzitempo ai doveri verso le rispettive famiglie.
Per lo stesso motivo, i fidanzati eviteranno di chiamare "mamma" e "papà" i futuri suoceri, aspettando che siano loro, a prendere l'iniziativa di autorizzarli a passare la "lei" al "tu", senza considerarlo una tappa indispensabile.